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Malattie autoimmuni

Malattie autoimmuni, l'artrite reumatoide

L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica che rappresenta il tipo più comune di artrite autoimmune e colpisce prevalentemente le articolazioni sinoviali, in particolare quelle delle mani e dei piedi. Nell’artrite reumatoide, si assiste all’infiammazione di queste articolazioni, provocata dall’afflusso di diversi tipi di leucociti, che si manifesta con la tumefazione dolorosa della capsula articolare. Alla lunga, la persistenza dell’infiammazione genera la distruzione delle articolazioni sinoviali, della cartilagine e del tessuto osseo circostante. La malattia può anche dare luogo a diverse complicanze sistemiche, in particolare a livello cardiovascolare.


Da che cosa è provocata l’artrite reumatoide e chi colpisce

Ancora non si conosce la causa precisa dell’artrite reumatoide, ma è dimostrato che alcuni fattori possono aumentare il rischio di sviluppare la malattia. In primo luogo, è da rilevare che la malattia è più comune tra le donne che tra gli uomini, con una prevalenza che è circa di tre volte maggiore. I fattori genetici, inoltre, giocano senz’altro un ruolo importante (i tassi di concordanza nei gemelli omozigoti sono compresi tra il 15 e il 30%, contro il 5% nei gemelli eterozigoti) mentre, tra quelli ambientali, il fumo e l’età avanzata, insieme a diverse tipologie di infezioni, sono generalmente associati a un maggiore rischio.

L’impatto socioeconomico dell’artrite reumatoide è consistente, sia per i costi sanitari diretti (ricoveri e trattamenti farmacologici) sia per quelli indiretti, relativi soprattutto all’inabilità al lavoro alla quale possono andare incontro le persone affette dalla malattia.

Sintomi e diagnosi

Le prime manifestazioni dell’artrite reumatoide interessano le articolazioni sinoviali, causando dolore, rigidità e infiammazione e, con il progredire della malattia, queste stesse articolazioni possono deformarsi. Nel tempo, i sintomi possono estendersi a ossa, cartilagine e altri organi. Dal momento che i sintomi iniziali sono sostanzialmente simili a quelli di molte altre possibili malattie che causano infiammazione e dolore articolare, diagnosticare l’artrite reumatoide può rivelarsi complesso. Per giungere a una corretta diagnosi ci si affida a quattro diverse fasi: anamnesi, esame obiettivo, test di laboratorio e indagini radiologiche. La classificazione della malattia è stabilita secondo un valore composito che tiene conto dell’interessamento articolare (numero e tipologia di articolazioni colpite), della sierologia (presenza di auto-anticorpi), dei reattanti di fase acuta (PCR e VES) e della durata dei sintomi.

Il trattamento dell’artrite reumatoide, e il ruolo dei DMARD biologici

La modalità di trattamento principale dell’artrite reumatoide è rappresentata dalla terapia farmacologica, per la quale vengono utilizzati diversi agenti. I DMARD (farmaci antireumatici modificanti la malattia) costituiscono il caposaldo della terapia e la ricerca clinica degli ultimi anni ha dimostrato che l’avvio molto precoce di questo trattamento può ridurre o addirittura prevenire il rischio di (ulteriori) danni articolari e disabilità. L’obiettivo del trattamento dell’artrite precoce è quindi la remissione clinica e la prevenzione della distruzione articolare. In caso di artrite reumatoide di lunga durata, l’obiettivo delle strategie di trattamento consiste invece nel modificare l’andamento della malattia, in termini di sollievo da segni e sintomi, in modo da normalizzare la compromissione della funzionalità fisica, migliorando così la qualità della vita, le capacità sociali e lavorative, oltre a inibire i danni strutturali alla cartilagine e all’osso.

Nelle forme da moderate a severe, il trattamento con un particolare tipo di DMARD, i cosiddetti DMARD biologici, ha dimostrato di poter limitare considerevolmente la progressione del danno strutturale. Se indicato, è dunque importante iniziare la terapia con DMARD non appena formulata la diagnosi, per limitare tempestivamente la progressione del danno, avviando la terapia con un DMARD biologico nei casi in cui non si raggiunge l’obiettivo con il trattamento convenzionale. Recentemente, sono stati introdotti i biosimilari di alcuni di questi farmaci biologici, rendendone l’accesso più ampio e garantendo il trattamento di questa patologia con un costo minore per il sistema sanitario nazionale.