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Malattie cardiovascolari

Malattie cardiovascolari


Le malattie cardiovascolari sono ancora oggi fra le prime cause di morte, anche in Italia. Prevenzione e riduzione del rischio sono obiettivi primari per la tutela della salute

Le malattie cardiovascolari sono ancora oggi il maggiore pericolo per la salute pubblica e causano, su scala globale, oltre 17 milioni di morti ogni anno, più di tutte le forme di tumore nel loro insieme. Di questi, si stima che circa 7,5 milioni siano provocati da infarti del miocardio e circa 7 milioni siano dovuti a ictus1.

Anche in Italia le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte, con più di 200.000 decessi ogni anno a causa di patologie del sistema circolatorio. Dopo un infarto o altro evento cardiovascolare, aumenta inoltre sensibilmente la possibilità di contrarne un secondo, specialmente entro l’anno; occorre quindi tenere sotto controllo i principali fattori di rischio. Alcuni, come alimentazione sbagliata, fumo o sedentarietà, si possono controllare modificando gli stili di vita e con una efficace dieta post infarto. Un fattore a cui porre particolare attenzione è l’eccesso di colesterolo “cattivo” nel sangue, cioè l’ipercolesterolemia.

Che cos’è l’ipercolesterolemia

Il colesterolo è un grasso presente nel sangue che in quantità fisiologiche è indispensabile per il corretto funzionamento dell’organismo, mentre se è prodotto o assorbito in eccesso può causare la formazione di placche aterosclerotiche. È ormai ampiamente dimostrato che il colesterolo “cattivo” è la causa dell’aterosclerosi e che esiste una relazione diretta tra colesterolo “cattivo” alto e malattie alle coronarie, infarto e ictus.

Solo una parte del colesterolo presente nel sangue è però pericoloso. Delle due tipologie di lipoproteine, le strutture molecolari che trasportano il colesterolo, solo quelle a bassa densità, o LDL (Low Density Lipoprotein), sono legate al rischio di aterosclerosi e sono quindi conosciute come colesterolo cattivo. Le altre, le lipoproteine ad alta densità o HDL (High Density Lipoprotein), favoriscono di fatto la rimozione del colesterolo stesso attraverso i sali biliari e sono quindi conosciute come colesterolo “buono”. La misura del colesterolo è la somma dei due valori totali presenti nel sangue e viene definito “colesterolo alto” o ipercolesterolemia quando è superiore a 200 mg/dl.

Tenere sotto controllo il colesterolo e ridurlo quando supera determinati livelli, è dunque importante per tutti, ma è determinante per coloro che hanno già subito un evento cardiovascolare, come infarto o ictus.

Colesterolo alto, le cause e i sintomi

Tra le principali condizioni associate allo sviluppo del colesterolo alto possiamo ricordare: sovrappeso, obesità, un’alimentazione non sana, il fumo e la scarsa attività fisica. Esistono inoltre malattie, come il diabete e l’ipertensione arteriosa, che sono spesso associate a ipercolesterolemia e che aumentano il rischio di eventi cerebro-cardiovascolari (come infarto e ictus). Alcuni individui sono invece geneticamente predisposti a sviluppare l’ipercolesterolemia: è una condizione nota come “ipercolesterolemia ereditaria o familiare”.

Il colesterolo alto non provoca alcun sintomo: solo un esame del sangue è in grado di diagnosticare questa anomalia e verificare i livelli di colesterolo buono e colesterolo LDL, cattivo, presenti nell’organismo.

La riduzione del colesterolo alto nella prevenzione secondaria

La riduzione del colesterolo alto gioca sempre un ruolo estremamente importante nella prevenzione di eventi cardiovascolari, ma è vitale nella prevenzione secondaria, ovvero in quei soggetti che hanno già avuto un infarto o un evento ischemico. Le nuove linee guida 2019 sulle dislipidemie presentate dalla European Society of Cardiology (ESC) e dalla European Atherosclerosis Society (EAS), durante il Congresso Europeo di Cardiologia del 2019 hanno stabilito i nuovi livelli di LDL per i pazienti definiti a rischio cardiovascolare “molto alto” e “alto”, rispettivamente <55 mg/dl e <70 mg/dl.

La riduzione del colesterolo al di sotto di questi limiti non è sempre un obiettivo facile da raggiungere. Una ragione risiede certamente nella bassa aderenza alla terapia, fenomeno purtroppo molto diffuso: si stima infatti che poco più del 20%2 dei pazienti che hanno alle spalle un infarto o un ictus segua le terapie come dovrebbe. Inoltre, spesso i pazienti abbandonano la terapia prematuramente (essendo una patologia cronica, anche la terapia va assunta cronicamente): a 150 giorni da un evento, la probabilità di interrompere il trattamento è addirittura pari al 50%. In altri casi, invece, i trattamenti tradizionali per il controllo del colesterolo LDL, non si rivelano sufficienti allo scopo. Una ricerca del 2019 condotta in 27 stati e in più di 130 ospedali, ha evidenziato che oltre il 35% dei pazienti a rischio molto alto, pur essendo in terapia, non riusciva a raggiungere il livello di colesterolo LDL richiesto per i pazienti in prevenzione secondaria.

Mancare l’obiettivo, cioè non raggiungere il livello di colesterolo ottimale, oppure raggiungerlo troppo lentamente, può comportare conseguenze molto serie ed esporre i pazienti a un rischio elevato di un nuovo grave evento cardiovascolare, riducendo l’aspettativa di vita dopo l’infarto, oltre a implicare nuovi costi al sistema sanitario nazionale (le malattie cardiovascolari “pesano” oggi sul SSN per circa 15 miliardi all’anno).

Oggi per quei pazienti che nonostante le terapie convenzionali non riescono a ridurre i livelli di colesterolo LDL, sono disponibili nuove importanti opzioni terapeutiche.

 

1 World Health Organization. Global Health Estimates: Deaths by Cause, Age, Sex and Country, 2000-2012. Geneva, WHO, 2014.

2 https://www.aifa.gov.it/documents/20142/0/Rapporto_OsMed_2018.pdf/c9eb79f9-b791-2759-4a9e-e56e1348a976.