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Fragilità delle ossa

La fragilità ossea espone a un crescente rischio di fratture, in particolare quelle del femore della colonna vertebrale. È una patologia che dipende da una progressiva diminuzione della qualità e densità delle ossa ed è una malattia sempre più diffusa perché fortemente correlata all’invecchiamento della popolazione. Esiste tuttavia una fragilità ossea, definita secondaria, che è provocata dall’assunzione di determinati farmaci: i meccanismi sono simili a quelli dell’osteoporosi primitiva più diffusa, ma la cura può essere diversa.

Farmaci antitumorali e fragilità ossea secondaria

Un caso tipico di osteoporosi secondaria si osserva nel caso del tumore alla mammella. Delle 58.000 donne colpite ogni anno da tumore al seno in Italia, l’80% assume una terapia di blocco ormonale, tra cui gli inibitori dell’aromatasi, per il controllo delle recidive. Queste terapie hanno tra gli effetti collaterali più frequenti la riduzione della qualità dell’osso, così come accade anche con i trattamenti ormonali per il tumore alla prostata, la neoplasia più frequente tra i soggetti di sesso maschile, che solo nel 2018 ha colpito circa 35.000 pazienti.

Trattamenti specifici per incrementare la densità ossea

Quando la fragilità ossea è determinata da queste cause farmacologiche e soprattutto quando si è già subita una frattura da osteoporosi secondaria è necessario fare ricorso a una terapia specifica per l’osteoporosi con farmaci nuovi, in grado di aumentare la densità ossea e la resistenza alle fratture. Contemporaneamente alla terapia è importante seguire un corretto stile di vita (che preveda ad esempio una regolare attività fisica) e ricorrere all’integrazione di calcio e di vitamina D, che tra l’altro favorisce l’assorbimento del calcio assunto con l’alimentazione nelle ossa.