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Tumore del colon-retto

Il tumore del colon-retto rappresenta una delle neoplasie più frequenti con oltre 49.900 diagnosi attese in Italia per il 2019 (27.000 negli uomini e 22.000 nelle donne). A livello di incidenza il tumore del colon retto rappresenta la terza neoplasia più comune negli uomini (14% di tutti i nuovi tumori diagnosticati) e la seconda nelle donne (12%). Per quanto riguarda la mortalità, i decessi sono stati quasi 20.000 (11.000 negli uomini e 9.000 nelle donne, dato del 2016), rappresentando tra i diversi tumori la seconda causa di morte sia negli uomini che nelle donne. La sopravvivenza a 5 anni in Italia è pari al 66% per il colon e al 62% per il retto, una percentuale omogenea tra uomini e donne. La sopravvivenza dopo 10 anni dalla diagnosi risulta invece leggermente inferiore rispetto a quella a 5 anni, con valori pari al 64% per il colon e al 58% per il retto, sempre piuttosto omogenea tra uomini e donne.

Le cause e i sintomi

Gli stili di vita e la familiarità si confermano ormai da tempo come fattori di aumento del rischio di insorgenza di questa patologia. Tra i primi spiccano i fattori dietetici quali il consumo di carni rosse e di insaccati, farine e zuccheri raffinati, il sovrappeso e la ridotta attività fisica, il fumo e l’eccesso di alcool.

Quando le cellule tumorali si diffondono dalla loro sede di origine attraverso il circolo sanguigno o linfatico il tumore può dare origine a metastasi e si parla pertanto di tumore del colon-retto metastatico (mCRC). Si può stimare che circa un quarto dei casi totali incidenti sia rappresentato dalla forma metastatica, ma va tenuto presente che anche i pazienti non metastatici possono sviluppare metastasi nel corso dell’evoluzione della malattia.

Le terapie

Per i tumori localizzati è indicata la chirurgia, che può essere in alcuni casi preceduta da chemio-radioterapia o dalla sola radioterapia pre-operatoria. Nei casi a più alto rischio di ricaduta, alla chirurgia si può invece far seguire una chemioterapia adiuvante. Nei tumori metastatici, prima di procedere con una terapia sistemica, è necessario eseguire una biopsia al fine di valutare lo stato mutazionale delle proteine di RAS (KRAS,NRAS) e di BRAF. Le mutazioni di queste proteine sono infatti gli eventi che avviano di fatto lo sviluppo dei tumori. La caratterizzazione molecolare permette quindi di indirizzare il paziente al trattamento più appropriato. Il trattamento chemioterapico in questo stadio prevede normalmente l’impiego in sequenza di più linee di chemioterapia in combinazione con un farmaco biologico. Nel trattamento di prima linea dei pazienti che al test risultano RAS Wild Type insieme alla chemioterapia si opta generalmente per un farmaco biologico di tipo anti-EGFR o anti-VEGF, mentre per i pazienti che presentano mutazione di RAS l’anti-VEGF rappresenta l’unica opzione. Le mutazione di BRAF sono indicative di una prognosi più sfavorevole e necessitano generalmente di trattamenti più aggressivi. Nei pazienti che presentano metastasi resecabili o divenute resecabili dopo la chemioterapia può infine essere indicata la chirurgia.