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Le nuove sfide della salute dopo la fine della pandemia

“Se vogliamo occuparci di qualcosa di realmente importante una volta sconfitto il COVID-19, non c’è obiettivo più rilevante delle malattie cardiovascolari.” Parola di Bob Bradway, presidente e CEO di Amgen, alla sesta conferenza annuale “Brainstorm Health” di Fortune. Bradway ha partecipato a un panel con Margaret Hamburg, già a capo della FDA e Michelle McMurry-Heath, presidente e CEO della Biotechnology Innovation Organization (BIO). La conferenza di Fortune ha riunito leader aziendali, esperti di politica sanitaria, funzionari governativi e imprenditori per valutare come “costruire la resilienza” nell’assistenza sanitaria mentre la collettività inizia a guardare al di là della pandemia.

Bradway ha osservato che, negli Stati Uniti, sono circa 600.000 le persone che muoiono ogni anno per malattie cardiache, cioè più del numero di decessi attribuiti nel paese al COVID-19. La domanda è: “Possiamo mettere in campo la stessa energia che abbiamo dedicato alla lotta alla pandemia per prevedere e prevenire queste patologie?”. “Abbiamo terapie molto efficaci per ridurre il carico delle malattie croniche sui pazienti, le loro famiglie e la società. La pandemia ci ha insegnato che quando ci organizziamo e lavoriamo insieme per affrontare un problema di salute pubblica, possiamo fare molto: lo abbiamo fatto con il fumo, lo abbiamo fatto con questa pandemia e non c’è motivo per cui non lo si possa fare con le malattie croniche.”

I relatori hanno convenuto che, a causa del COVID-19, si profila un’imminente ondata di malattie croniche non trattate, poiché la paura del virus ha dissuaso molte persone dall’effettuare screening, esami diagnostici e terapie tempestive per condizioni come tumori, malattie cardiache, diabete e osteoporosi. Osservando che negli Stati Uniti, lo scorso anno, il numero di persone colpite da infarto giunte al pronto soccorso è diminuito di un terzo, Bradway ha avvertito che “questi eventi sono in realtà costanti, semplicemente i pazienti non si presentano per ricevere cure”. Ha sottolineato quindi la necessità di “incoraggiare le persone a mettersi in contatto con i propri medici e fissare gli screening di cui hanno bisogno per gestire le loro malattie croniche o, prima di tutto, evitare di ammalarsi”.

Bradway ha inoltre osservato che la pandemia ha notevolmente accelerato il ritmo di sviluppo dei farmaci. “Negli Stati Uniti abbiamo un solido ecosistema che incoraggia diversi partner, tra i quali la biofarmaceutica innovativa, il mondo accademico, il governo e i mercati dei capitali, a lavorare insieme per affrontare problemi come la pandemia”, ha affermato. “Non c’è motivo per non replicare questo impegno per alcune di queste altre malattie molto diffuse.”

Bradway ha quindi elogiato la stretta collaborazione dell’anno scorso tra innovatori e autorità regolatorie per identificare gli ostacoli che rallentano lo sviluppo e la revisione normativa di nuovi farmaci. “Nessuno di noi vuole tornare a processi che rallentano”, ha dichiarato. “Sappiamo che ci sono pazienti che hanno urgente bisogno di terapie antitumorali o di altri farmaci e vogliamo applicare le lezioni apprese negli ultimi dodici mesi ai prossimi dodici mesi. La velocità con cui il nostro settore si sta muovendo e quella con cui le autorità regolatorie si stanno adattando per rimanere al passo è impressionante.”

Ma il fatto che i nuovi farmaci vengano sviluppati e approvati più rapidamente non vuol dire che questi riescano a raggiungere tutti coloro che ne hanno bisogno. I relatori hanno parlato della necessità di cambiamenti strutturali nel sistema sanitario degli Stati Uniti per garantire un accesso equo alle cure per tutti i cittadini. Bradway ha ammesso che il settore biofarmaceutico deve migliorare il livello di diversificazione dei partecipanti ai suoi studi clinici, nei quali gli afroamericani, gli ispanici e gli americani di origine asiatica sono da sempre sottorappresentati. “Dobbiamo lavorare meglio”, ha riconosciuto. “L’obiettivo è capire se i nostri farmaci funzionino allo stesso modo su un’ampia fascia della popolazione statunitense e, in larga misura, ciò fino ad ora non è avvenuto.”

Alla domanda su come i governi e le imprese possano essere meglio incentivati per affrontare gli ostacoli a un’assistenza sanitaria equa, Bradway ha infine sottolineato come il sistema sanitario americano offra un sostegno finanziario importante per il trattamento delle malattie dopo che hanno provocato eventi rilevanti, come infarto o ictus, ma non premi né incoraggi gli sforzi per prevedere e prevenire quelle malattie.

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